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Nel DSM V si parla di Anoressia Nervosa quando il soggetto presenta un quadro clinico caratterizzato dalla presenza di:

  • marcata perdita di peso (oltre il 15% del peso considerato normale per età, sesso e altezza). Il peso corporeo viene valutato attraverso l’indice di massa corporea o body mass index (BMI). In un soggetto normopeso il BMI è compreso tra i 18.5 e i 24.9 Kg/m2, mentre in una persona sottopeso scende al di sotto dei 18.5 Kg/m2.
  • Intensa paura di ingrassare anche quando si è sottopeso.
  • Alterazione del modo in cui viene vissuto dall’individuo il peso o la forma del proprio corpo sui livelli di autostima, oppure persistente mancanza di riconoscimento della gravità dell’attuale condizione di sottopeso.

 La persona che presenta questo disturbo alimentare si rifiuta di mangiare a causa della forte paura di ingrassare e della necessità di controllare l’alimentazione, il peso e le forme corporee.

Il termine anoressia (che letteralmente significa mancanza di appetito) spesso non è esemplificativo di ciò che accade alle persone che sviluppano questi sintomi poiché nella maggioranza dei casi l’appetito è conservato e la fame è presente, ma non viene soddisfatta.

La sostenuta e determinata ricerca di magrezza e la perdita di peso sono vissute come un successo e non come un problema e questo accade anche quando il peso scende in modo significativo e raggiunge livelli pericolosi per la salute.

I livelli di autostima sono indebitamente influenzati dalle forme corporee e dal peso: la perdita di peso viene considerata come segno della propria forza e del proprio valore personale, mentre l’aumento di peso viene percepito come un’inaccettabile perdita di controllo e la prova concreta della propria inadeguatezza.

Si distinguono due forme di anoressia nervosa: l’anoressia restrittiva, in cui la perdita di peso è ottenuta principalmente attraverso la dieta, il digiuno e/o l’attività fisica eccessiva e l’anoressia con abbuffate/condotte di eliminazione, in cui la persona presenta ricorrenti episodi di abbuffata o

mette in atto comportamenti che insieme al digiuno servono a diminuire il peso corporeo (abuso di lassativi e/o diuretici, vomito).

Trattamento

L’anoressia nervosa danneggia in modo significativo sia la salute fisica che il funzionamento  psicologico e sociale della persona ed è per questo motivo che il trattamento cognitivo-comportamentale prevede un lavoro congiunto da parte di più figure specialistiche che lavorano in équipe: il dietista-nutrizionista, lo psicoterapeuta e lo psichiatra.

  • Il counselling dietetico-nutrizionale mira a modificare le abitudini nutrizionali scorrette attraverso il monitoraggio quotidiano dell’alimentazione.
  • Il trattamento farmacologico si focalizza principalmente sulla cura delle eventuali patologie psichiatriche associate (depressione maggiore, disturbo ossessivo-compulsivo, disturbi d’ansia e disturbi di personalità) e sulla correzione delle disfunzioni organiche conseguenti alla denutrizione. Le complicazioni mediche riguardano principalmente alterazioni nelle funzioni endocrine, cardiovascolari, gastrointestinali, ematologiche e metaboliche.
  • La psicoterapia mira a modificare l’idea che il peso e le forme corporee costituiscono il solo o il principale elemento in base al quale stimare il proprio valore personale. Lo scopo è quello di aiutare il soggetto a imparare a gestire il proprio sintomo, a sostituirlo con comportamenti più adeguati e soddisfacenti e a identificare e modificare alcune modalità di pensiero disfunzionali che favoriscono il mantenimento del disturbo alimentare.
Dr.ssa Michela Meneghetti
Psicologa Clinica, Psicoterapeuta Cognitivo Comportamentale
http://www.michelameneghetti.com

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